Autore: Alfonso Grotta
Tecnica: Stampa Giclée Fine Art su carta Hahnemüehle FineArt Photo Rag 188 g/m2
Anno: 2019
Tiratura: 30
Quantità: 25
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Informazioni
Questa fontana è singolare. Intanto ha due nomi; Fontana del Nettuno per la, sembrerebbe, maggioranza, Fontana Medina per gli altri. E’ del 1600 e fu voluta dal viceré Enrique de Guzmàn, conte di Olivares, che affidò la direzione dei lavori a Domenico Fontana, - non credo solo per il cognome - che per realizzarla chiamò, tra gli altri, Pietro Bernini, ideatore dei mostri marini e Michelangelo Naccherino, che si occupò del Nettuno. Ma la sua vera particolarità non è nel presagio del cognome del direttore dei lavori e nemmeno per il doppio nome che si porta dietro, no! La sua unicità è quella di poter essere considerata la fontana più ballerina dell’universo intero; infatti, da WikipediA: Nel 1601 la sistemarono dove era stata realizzata, all’Arsenale del porto, dove, in maniera inspiegabile per la scelta, in quanto zona mancante d’acqua, rimase a secco per anni. Nel 1628 il nuovo viceré, il Duca d’Alba, probabilmente sensibile alla siccità dei marmi, la trasportò al Largo di Palazzo, l’attuale Piazza del Plebiscito. Pochi anni dopo, cioè nel 1634, dopo essersi resi conto che era di intralcio per le varie feste di piazza che si svolgevano lì, il conte di Monterey decise che il suo posto definitivo doveva essere Via Santa Lucia; era tanto convinto che la sua scelta fosse quella definitiva, che finanziò un arricchimento estetico facendole aggiungere ulteriori sculture. Ma il successivo viceré, Ramiro Felipe Nunez de Guzmàn, che non era stato mai d’accordo con la decisione precedente del Monterey, nel 1639 vinse la sua battaglia e la trasferì a Via Medina – forse da allora iniziarono a chiamarla anche così – e lì, finalmente, la fontana si fermò per due secoli, con la speranza e la fede che ormai il peggio fosse passato e che tutti questi smonta e rimonta potessero ritenersi solo remoti ricordi di gioventù. Ma non era così! Scaduti duecento anni, nel 1886, per il grande progetto dei lavori del Risanamento che prevedeva il rifacimento anche di via Medina, fu smontata per l’ennesima volta e rimontata e depositata temporaneamente nelle grotte sotto Pizzofalcone, in via della Pace. Una volta ultimati i lavori del risanamento, ancora oggi attivi e visibili, nel 1896, quindi dieci anni dopo il suo “deposito” forzato, il commissario dei lavori, dott. Ottavio Serena, deliberò che la sua collocazione risolutiva doveva essere la nuova piazza nata appunto dal risanamento, cioè piazza Agostino Depretis, attuale piazza Nicola Amore. Tutti d’accordo? Allora si mette lì? Ma manco per niente! I tecnici preposti allo studio di fattibilità erano tutti contrari, per più e più mesi si susseguirono ferventi dibattiti su dove fosse più idonea collocarla, finché nel 1898 intervenne il comune che con un blizz prese la storica decisione: La si mette a piazza della Borsa, l’attuale piazza Bovio. E fu così che la nostra fu smontata per l’ennesima volta dal deposito di via della Pace e rimontata a piazza della Borsa. Finito quindi? E’ lì allora? La vediamo a piazza della borsa? Attuale piazza Bovio? No, non è lì! Perché nel 2000, per i lavori della metropolitana, fu riportata di nuovo a via Medina dove vi rimase sino al 2014, per poi essere collocata, nel 2015, in piazza Municipio, di fronte a palazzo San Giacomo, sede del comune di Napoli e dove oggi la si può ammirare. Siamo sicuri che questa sarà la sua finale collocazione? Io non ce la metterei la mano sul fuoco. Se il suo destino è questo… Nel frattempo: Stay tuned.

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