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OPERA

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Titolo: 1 . #0043 cc
Autore: LATODODICI - Chiara Arturo e Cristina Cusani
Tecnica: Stampa Giclée Fine Art su carta Hahnemuehle Baryta, 315 gr.
Anno: 2015
Tiratura: 120
Stampa:

(con cornice):


DETTAGLIO CORNICI >>
Prezzo: €60.00 IVA Inclusa

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Informazioni

Le immagini di L12\latododici sono appunti visivi che le due autrici raccolgono durante le loro esperienze, i loro viaggi o la loro quotidianità. Come un quaderno intimo, raccontano stati d’animo e racchiudono un’atmosfera dal sapore comune.

«La sostenibile profondità dell’essere. Lieve non è necessariamente superficie. Ma, etimologicamente, è agile, rapido. Capace di saltare al di là, oltrepassare - nell’antica consapevolezza della sua radice sanscrita lagh - in un sol balzo leggero il feticismo cerebrale in cui troppo tristemente l’Occidente spesso, onanisticamente, si consola dalla sua paura di sentire. Levità, non superficialità, sono le gocce di visione di Latododici: porzioni di tempo e di mondo, angoli di percezione rubati da cellulare, da uno sguardo di tecnologia ormai così intima e quotidiana da aver dimenticato da tanto vanaglorie futuristiche, per posarsi confidenziale e tenera come bruma sul mondo, impalpabile, discreta, e lasciarlo poi un po’ più personale di come lo si era trovato. Recuperando autenticità e immediatezza, le apparizioni ottiche di Chiara Arturo e Cristina Cusani sono sintesi, appunti o, meglio, intuizioni pregne di potenzialità. Potenzialità, più che per futuri sviluppi progettuali, per aperture percettive. Non incompiuti abbozzi, ma nuclei energetici. Intuizioni bergsoniane o aristoteliche, modo di arrivare alle cose direttamente, senza passare attraverso una pedante o diacronica analisi. Partendo induttivamente dal basso di ogni giorno e ogni respiro, dalle myricae che sbocciano ogni istante negli occhi e nel cuore. […] Ogni giorno, come il primo. Il primo del presente. Ed ecco quindi 1 .: non mettere un punto_dove finisce l’ora, ma fare un punto_finora. Abbracciando, non rinchiudendo, la caleidoscopica molteplicità delle centoventi opere a oggi nate in una cornice/installazione che come frame/gestalt permetta l’autocoscienza, consenta di imbibirsi nel midollo dell’esperienza di ricerca appena fatta rivedendovisi come in uno specchio, rendendola a sua volta nuovo elemento, modulo, mattoncino costruttivo, microcosmo per nuovi macrocosmi. Del resto, di lievi, impalpabili, agili e incessantemente mobili atomi, da Democrito in poi, è composto in ogni sua profondità il mondo. Così come, da Dante in poi, “al vento nelle foglie lievi / si perdea la sentenza di sibilla”». dal testo critico di Diana Gianquitto


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